AbsolutePoetry

Il programma di Absolute Poetry 2009
Absolute [YOUNG] Poetry 2009 & [Udine traduce]
Udine/Monfalcone, 5-10 ottobre 2009


[Blog]

  • Giovanni Tuzet: Male lingue
  • IL RITORNO DELLE RIVISTE VIVENTI
  • ANDREA LEONE: IL SUICIDIO DI HOLLY PARKER
  • Absolute [YOUNG] Poetry 2009 & Udinetraduce
    Monfalcone - Udine, 5 - 10 ottobre
  • Absolute Poetry 2008
  • Absolute Dischi
  • Absolute Poetry 2007
  • Edizioni precedenti:

    Il programma di Absolute Poetry 2008

    CANTIERI INTERNAZIONALI
    DI POESIA
    DI MONFALCONE
    3 -7 GIUGNO 2008
    Il programma di Absolute Poetry 2007
    Il programma di Absolute Poetry 2007
    FM 87 - Speciale Poesia.
    I video e le interviste da AbsolutePoetry2005
    Disclaimer

    postato il 2005-06-01 00:00:00
    da Lello Voce

    Questo è un weblog collettivo multimediale, dedicato alla poesia in tutte le sue forme. Nasce nel 2005, da un’idea di Lello Voce e grazie alla sponsorizzazione di Absolute Poetry - October Poetry Festival, Festival internazionale di poesia di Monfalcone (GO) sostenuto dal Comune di Monfalcone e dalla Regione Friuli Venezia Giulia, ma ne è assolutamente indipendente e resterà stabilmente on line.

    Absolute Poetry e i suoi autori non sono un gruppo, o un movimento di poesia, non si riconoscono in poetiche comuni, né hanno stabilito tra loro alcun tipo di patto o progetto. L’unica cosa che li accomuna è l’amore e la passione per la poesia, attraverso qualsiasi media essa sia praticata: dal libro scritto, allo spoken word , alla multimedialità e alla performance, senza alcun tipo di ’discriminazione’ nei confronti di questo o quel media.
    Absolute Poetry è dunque una piazza comune dove, in totale libertà, si discute della più antica e della più contemporanea tra le arti.

    Absolute Poetry non ha direttori, né redattori capo, tutti suoi partecipanti sono liberi di postare contributi propri, o di altri, in totale libertà, a patto che non si tratti di evidenti Out of Topics o di Spam.
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    6 commenti a questo articolo

    Il gioiello di Pascal
    2007-05-20 09:57:20|di Faxxman

    IL GIOIELLO DI PASCAL di Ronnie Picciotto ExCogita Editore - €:11.50

    Il romanzo - poetico - è ambientato in un paesino di montagna francese ed inizia con la morte di Gilles, un anziano contadino che ha sempre solo lavorato e non ha lasciato eredi. La locanda del Vieux, l’unica del paese, è il centro degli avvenimenti: lì è morto Gilles, lì alloggiano i viaggiatori, lì si consumerà la tragedia finale. Due forestieri irrompono nell’immobile quiete del villaggio e scatenano la curiosità di tutti i paesani, si pensa che in qualche modo abbiano a che fare con la morte e l’eredità di Gilles. Un’atmosfera cupa di pioggia incessante accompagna tutto lo scorrere degli avvenimenti che si svolgono nel presente. Una frana chiude l’unica strada di accesso e di uscita del paese, così il senso di isolamento diviene ancora più reale e profondo. L’altra vicenda, quella ambientata nel passato, ma raccontata al tempo presente, narra di un giovane che viene assassinato poco prima di partire per la guerra. La donna che lo ama scopre il delitto e lo vendica in maniera drammatica, uccidendo l’assassino durante un terribile incendio. Poi di lei non si saprà più nulla. Anche nel presente sarà un incendio a fare da sfondo alla conclusione tragica in cui perdono la vita il Vieux e la cameriera Marceline. Le due storie separate da un arco di tempo di quasi un secolo, si ricongiungono alla fine, nel racconto di una vecchia che ricorda e confida alla forestiera, durante gli interminabili giorni di pioggia, i fatti tragici di molti anni prima. E’ a questo punto che il lettore vede confluire le due trame parallele in un unico concatenarsi di eventi inquietanti, proprio perché accadono in un microcosmo chiuso e tagliato fuori dal resto del mondo. Questo libro colpisce per tanti motivi, ma il più importante è il contrasto tra l’assoluta semplicità della storia e la complessità degli avvenimenti che vi sono raccontati. Si tratta della rievocazione di un mondo scomparso di cui non si può non avere nostalgia: paesaggi incontaminati e non ancora assaliti dal turismo degradante. Personaggi avvolti da un’aura di purezza, ma che riescono a esternare comportamenti di una forza e di una violenza incomparabili. Fatti tragici che paiono essere inevitabili nel loro accadere. La prosa è semplice e pacata, la scrittura limpida, elegante, priva di effetti speciali: sono la tragicità degli eventi raccontati e l’atmosfera di cupa angoscia che tengono il lettore inchiodato al romanzo fino alla conclusione che solo nell’ultima pagina rivela i misteri di un tempo e un luogo che sembrano perduti, un “altrove” che possiamo ritrovare solo nell’immaginario della nostalgia.


    Senigallia città poetica
    2007-05-09 18:08:33|di Leonardo Barucca

    Buongiorno

    mi chiamo Leonardo Barucca e a voi che vi occupate in maniera egregia di poesia mi fa piacere segnalare che qui a Senigallia ultimamente c’è un notevole fervore poetico: il prossimo evento sarà il 6 giugno prossimo, un incontro convivial-poetico dei poeti senigalliesi e non solo. http://www.viveresenigallia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=16893&mode=nested

    Ma molte molte iniziative grandi e piccole, "alte" e "caserecce" si sono mosso e si stanno muovendo, intanto un intero sito molto frequentato di poeti senigalliesi: http://www.poesie.senigallia.biz/

    e poi premi e concorsi, incontri e reading: http://www.viveresenigallia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=16950&mode=nested http://www.viveresenigallia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=16059 http://www.viveresenigallia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=15998 http://www.comune.senigallia.an.it/senigallia/Senigallia/evidenza/7189.html http://www.viveresenigallia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=14526 http://www.viveresenigallia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=13109 http://www.viveresenigallia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=12835

    e poi discussioni, dibattiti, idee:

    http://www.viveresenigallia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=15500&mode=nested http://librisenzacarta.it/2007/01/26/la-poesia-in-rete/ http://www.viveresenigallia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=15125&mode=nested

    Cordialissimi saluti e complimenti

    Leonardo Barucca http://www.poesie.senigallia.biz/?cat=57


    Poesie Senigalliesi

    link a Absolute Poetry
    2006-07-17 11:13:35|di Enrico Besso
    Ci siamo permessi di inserire un banner linkato ad Absolute Poetry in rotazione su tutte le pagine del sito.
    Partner BannersList

    Uomini di cenere
    2005-11-04 15:23:11|di Mario Salis

    Uomini di cenere

    Oggi piove in occidente giù dal cielo si scatena una pioggia martellante di coltelli nella schiena

    Ogni tanto una schiaritasembra dirti che é finita ma le vipere e i briganti sono in fondo sempre tanti

    Uomini di cenere partoriscono fumogeni paraocchi inconfondibili dietro occhi ali immobili

    Oggi sembra un paradiso ma l’inferno é in ogni viso squadre d’angeli fasulli teleguidano cammelli

    Chi ha orecchie non ci sente e chi vede non capisce che il momento é arrivato di giocar le proprie fiches

    Falsi preti delinquenti stanno all’erta su chi vive tanti chiedoni tangenti a chi muove un poco i denti

    Farabutti d’avanguardia starnutiscono rumori quando il vento cambia rotta loro cambiano gli umori

    La televisione annuncia qui bisognerà cambiare gridava l’unno al visigoto mentre il barbaro stà a guardare

    Brucierà brucierà come scaglie di velluto di serpente brucierà

    Brucierà brucierà come un incubo impotente il vostro sogno brucierà

    Sanguisughe e pescecani non si sporcano le mani per loro l’ultimo dei dollari ha un’anima e un domani

    Vigilesse vigilanti fanno i rambo fanno i conti multe e trattano i cantanti come ladri di bisonti

    Illuminati giornalisti si attanagliano sui testi cani sciolti certi versi é più dura per gli onesti

    Favolosi gli aeroplani quando sono ancora sani quando spariscono la notte nessuno ha a Ustica risposte

    Parolieri da strapazzo alzano i loro bicchieri per un chiodo un ritornello sempre fisso sempre quello

    Tutto é già stato detto ma non al momento giusto tutto é già stato fatto già venduto già distrutto

    Io non so’ per quanto tempo questo mondo sarà il tempio degli ipocriti sciacalli burocratici imbecilli

    Una cosa so’ di certo quando le trombe suoneranno neanche i porci di Gerasa neanche loro vi vorranno

    Brucierà brucierà come scaglie di velluto di serpente brucierà

    Brucier... brucierà come un incubo impotente il vostro sogno brucierà


    Uomini di cenere

    , oNda
    2005-10-03 02:37:22|di Ott (( (onieri) ))

    .......posto così - sollecitato - giusto forse per uscire dal guscio del silenzio (o forse dalla palus ipercomunicativa che, ci, sprofonda) - un pezzo scritto per "Carta", un numero credo di fine giugno; il poscritto che è alla fine è nuovo, però, e mi sembra che ponga - oniricamente, un po’ (qui è notte fonda) la questione meno accademica e più urgente. (certo mi guardo bene dall’inventare alcun tipo di risposta, le risposte si accavallerebbero a milioni sui circuito stampato e poi a quest’ora sto crollando sul display) ciao,’notte“La presenza della voce”: questo motto esemplare (posto a titolo del proverbiale lavoro di Zumthor) ci richiamava ancora un paio di decenni fa, sul limitare del millennio (e dunque già nel pieno di un’era babelicamente ‘post-tipografica’, innervata dal geroglifico dei cablaggi e dall’imporsi delle ipermediaculture), alla sostanza primariamente sonora, materiale, su cui (da Omero a Bob Dylan: e naturalmente, oltre) si fonda la pratica della poesia. Alla sua natura di flusso, affidato a una comunicazione in presenza - dalla bocca (di chi pronunzia) all’orecchio (di chi ascolta).

    Se insomma la nozione di “letteratura” rinviene le piene condizioni del suo sviluppo solo nell’alvo della “civiltà del libro”, e dunque del suo imporsi quale medium duttile e diffuso soltanto a seguito dell’invenzione gutenberghiana, la poesia (la quale, di ciò che chiamiamo letteratura, è la forma primaria e più pura) non fa che appellarsi a quel fondo materico, ruvido e volatile insieme, e solido e disciolto, che risiede (anteriore alla simbolizzazione) nel cuore stesso del flusso. La "poesia" resta esperienza eminentemente orale (e orante, nel caso); in ciò, arcaica e premonitoria; e se “il linguaggio è impensabile senza la voce” (Zumthor) - cioè se nessun codice è in grado di formarsi se non da quello strato di comunicazione emotiva (che è dato nell’esperienza del suono) e in una situazione di compresenza che coinvolge i sensi e i corpi dei protagonisti del contatto comunicativo, - è la poesia che ad ogni sillaba, e finanche nel suo silenzio, dal fondo bianco della pagina, ci dimostra quanto la voce ‘ecceda’, travalichi, ogni realizzazione come linguaggio (è questo che apprendiamo dall’ascolto profondo - o auscultazione? - del battito della poesia).

    Perché la voce è forma simbolica in sé: capace di esprimere o “significare” nel solo impatto della sua presenza, nella sua pura materialità pregrammaticale, e a prescindere addirittura dall’articolazione fonologica (prima cioè di fissare una significazione a partire da unità fonetiche distinte, e portatrici appunto di significato e di grammatica). È anche in questo senso che, fra le realizzazioni del linguaggio, la poesia è l’unica a detenere i tratti di un autentico organo del senso.

    Ma allora, riveniamo alle nostre (post)culture tipografiche. Dove con sempre più forza la poesia ‘ritorna’ giusto nella sua qualità di voce: o meglio, come presenza-della-voce. E parliamo di “Mr.Tambourine”, che esce ora freschissimo da Arcana: la raccolta monumentale (1230 pagine) dei testi di Bob Dylan (già estremo anello, lo ricordavo, del canone zumthoriano della poesia orale), in cui confluisce e va a fissarsi tipograficamente lo stesso flusso sonoro di una voce “volatile” e (anche per questa sua sottigliezza, disponibilità a diffondersi nell’etere e nelle coscienze) così straordinariamente capace di incidere sul corpo stesso della società; ultimo autentico cantore epico, “indiscreto e famelico” (introducendo dice Patti Smith) costruttore di senso tra i cortocircuiti di un’era elettrica (per nulla avventata o casuale, la linea insomma da Omero a Dylan...). Patti Smith, da grande poeta-orale a sua volta, non manca di notare che ciò che Dylan aveva compreso è che “le canzoni sono in grado di incitare ed eccitare, ma anche di aggregare le persone, e possiedono un potere taumaturgico”; e la poesia, reincarnatasi nella sua traccia musicale, non fa appunto che riportarci al suo senso profondo che è il senso stesso della voce: quello di un contatto: quello di una ‘eccitante’, ‘taumaturgica’ presenza.

    Eppure, questa iniziativa editoriale, in tutto il suo innegabile spessore, reca d’altra parte in sé una natura sottilmente paradossale; ascrivendo infine a quella “cultura del libro” una poesia che implicitamente contestava (‘riapriva’) questa cultura, riappropriandosi della voce.

    [...Un percorso inverso (dalla pagina alla voce) è quello tentato con una consistenza sempre più evidente, presso una serie di iniziative: da “Absolute Poetry” (progetto ‘sonoro’, e specialmente discografico, di Voce e Cinque) a Luca Sossella ed., che nel suo bel catalogo ha due collane in cd dedicate alla “letteratura da ascolto” (Busi, Frasca, Nori, la Lectura Dantis di Bene), alla neonata Effigie (presso cui è uscito da pochissimo lo splendido “Dittatore Amore”, libro+cd di Rosaria Lo Russo, “poetrice” e performatrice massima di adesso), alle edizioni Zona (specialmente con l’“hommage” musicalpoetico a Kerouac da parte di Marco Palladini, di grande impegno) e d’if (dove Frasca e Coviello hanno inaugurato una collana di narrativa variamente contaminata con la musica ma anche con le arti visive), alle celebri ‘covers’ in poesia di Montanari-Nove-Scarpa, a rassegne di poesia e musica come “Poetronics” a L’Aquila, o, a Rimini, “Assalti al cuore”...]

    .....Ma: attenzione: se appunto, fino a pochissimo fa, per “presenza” (della parola) pensavamo solamente al suono; alla voce, al corpo della voce; a quale Presenza, nell’ipermedia che attraversiamo/ci attraversa, dobbiamo pensare adesso? - Non sarà ormai, per paradosso, più “fluida” la lettera (già stilata, stilizzante, stilettante, rullante-tipografica), duttile metamorfica e diretta, della voce stessa, ancorata alla sua liturgia e taumaturgia? Se l’elettronica “tratta” la voce in ogni sua forma d’onda, essa tratta innanzitutto la rete neurale del silenzio. O meglio, del ‘sotto’-voce: del suo incessante ticchettare-morse; segnali di fumo per linkarsi senza posa, plasticamente (identità che fluttuano, tatuanti), nella paranoide desertità della Comunicazione. (Perché, resistenza è sempre più questione di resistenze, impalpabili eteree capaci di tatuare l’aria; connessure wireless, invisibili elettrificazioni...)


    carta

    nn ci posso credere..
    2005-08-18 12:30:18|di paolaics

    scrivo dalla palude.. qst Monfalcone città-dormitorio, qst lido di genti allattate dalle Princess da crociera, incagliate al muro d’amianto fra le vongole di periferia.. nn ci posso credere! Monfy town capitale di poesia.. sarà stata attratta dall’alcolismo bisiaco la Musa? Beh.. io siederò in prima fila, forse troverò la fonte della mia voce muta, nei miei versi dalla palude.. Grazie

    paolaics

    http://paolaics.altervista.org


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