AbsolutePoetry

Il programma di Absolute Poetry 2009
Absolute [YOUNG] Poetry 2009 & [Udine traduce]
Udine/Monfalcone, 5-10 ottobre 2009


[Blog]

  • Giovanni Tuzet: Male lingue
  • IL RITORNO DELLE RIVISTE VIVENTI
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  • Absolute [YOUNG] Poetry 2009 & Udinetraduce
    Monfalcone - Udine, 5 - 10 ottobre
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    Il programma di Absolute Poetry 2008

    CANTIERI INTERNAZIONALI
    DI POESIA
    DI MONFALCONE
    3 -7 GIUGNO 2008
    Il programma di Absolute Poetry 2007
    Il programma di Absolute Poetry 2007
    FM 87 - Speciale Poesia.
    I video e le interviste da AbsolutePoetry2005
    Uwe Kolbe
    Macello centrale, Male , Evolution
    postato il 2009-10-26 13:40:00
    da Maria Valente

    Macello centrale

    Siamo un po’ intontiti, qui, lungo la palude del millennio.
    Le punte dei piedi potrebbero tornare ad essere pulite,
    questo è certo, ma noi ci asteniamo,
    con sguardi profondi da certe azioni. Caro il mio vicino,
    neanche tu vuoi mordere le sbarre,
    tonde, lucidate dal grasso delle generazioni
    (fermata della metro Leninallee e seguito)
    - ti guardo negli occhi, nobili! E se
    vengono ad aggiustarsi il nome, e quei tipi
    col grembiule di plastica diventano i capi del gregge?
    Siamo un po’ intontiti, anche se andiamo avanti,
    e finalmente raggiungiamo il cancello. Mi sembra di vedere.

    Male (Volte)

    Cinque volte
    mi hanno raccontato
    di stupri

    Quattro volte
    ho visto
    uomini che si pestavano

    Tre volte
    della gente ha maltrattato il cane
    davanti a me

    Due volte
    sono corso all’ufficio per i minorenni
    per la mia ragazza

    Una volta
    ho cercato
    di strozzare mia madre malata

    Ho diciott’anni.
    Cresciuto nel socialismo.
    Non ho vissuto la guerra.

    Evolution

    Ammesso che l’assunto
    ogni forma di evoluzione muove spiraliforme dal basso all’alto
    corrisponda al vero,
    s’impone il quesito: su quale
    parete di legno, acciaio, cemento ecc
    di questo mondo che gira
    si trova detta spirale
    e se (da un punto di vista squisitamente ottico)
    il pro-ces-so-dell’e-vo-lu-zio-ne
    si attui dall’interno della stessa
    verso l’esterno
    o viceversa, cioè
    verso l’interno!

    (Hineingeboren, Gedichte 1975-1979)

    Il berlinese Uwe Kolbe trascorre i primi anni di vita nelle immediate vicinanze della Bornholmer Brücke, uno dei punti di confine tra le due città, dove assorbe l’ombra di quel muro che segna ogni suo ricordo d’infanzia “Mio padre- scrive nel 1990 – non mi aveva mai davvero convinto di avere attraversato il ponte in entrambi i sensi prima dell’agosto 1961 per andare semplicemente a Wedding, al cinema, e pagare con marchi orientali, si capisce. A pochi anni dalla chiusura del confine giocavo a pallone con gli amici a un tiro di schioppo dall’inaccessibile stazione della S-Bahn, lungo un muro spoglio a ridosso del ponte. Mi piaceva. Il bambino lo giudicava bello. Il pensiero che si potesse attraversare non ci sfiorava nemmeno. Chi calciava la palla troppo alta ne doveva procurare un’altra. Quella persa era irrimediabilmente persa. “Be’, salta di là!” avrebbe detto magari un ragazzo, con un ghigno rivolto al filo spinato”.[…]
    Il luogo è sempre cifra negativa e dolorosa nella poesia di Kolbe: è Berlino divisa, è la DDR del caso Biermann, è il dopoguerra che non vuole finire, è il socialismo di chi si illude che basti essere antifascisti per non essere disumani. E’ qui che il poeta si vede hineingeboren: gettato o caduto dentro alla nascita. Nella poesia Male (Volte) il giovane scrittore vede nel pathos della propaganda socialista gli strascichi di una formula consunta, che l’evidenza di una quotidianità efferata smentisce senza possibilità di appello….[…]
    Fare poesia significa cercare i nomi giusti, e la sua meta è lo smascheramento degli abusi linguistici della propaganda come in Evolution, lirica sagace che metta alla berlina la retorica ufficiale del progresso e dell’ottimismo. E’ nella vis polemica che Kolbe si emancipa dal linguaggio espressionista per conquistare uno stile più originale, ma più efficaci saranno le incursioni in un lirismo nutrito di un vissuto spesso doloroso: “Come uomo posso testimoniare che l’autore che porta il mio nome non può scrivere nulla che l’uomo non abbia vissuto o toccato, attraversato, battuto o percorso[…] al cui contatto non si sia scottato, raggelato o quasi impiccato. Nulla può scrivere che l’uomo non abbia sentito come solletico o fuoco, che non abbia odiato o amato, nulla che non l’abbia fatto ridere o piangere.”………………..

    (di Stefania Sbarra)

    Uwe Kolbe
    nasce a Berlino Est nel 1957. Il primo volume di poesie, Hineingeboren, esce nel 1980; seguono le raccolte Abschiede und andere Liebesgedichte (1981), Bornholm II (1986), Vaterlandkanal. Ein Fahrtenbuch (1990), Nicht wirklich Platonisch (1994), Vineta (1998), Die Farben des Wassers (2001) e la raccolta di articoli Renegatentermine. 30 Versuche, die eigene Erfahrung zu behaupten (1998). Tra il 1982 e il 1985 gli è proibito di pubblicare dalla DDR. Nel 1985 ottiene il permesso di lasciare il paese, cui segue la decisione di trasferirsi nella Repubblica Federale. Nel 1988 riceve il “Nicolas- Born- Preis”, nel 1993 il “Friedrich- Hölderlin- Preis”.

    tratto da "Le storie sono finite e io sono libero"

    Sviluppi recenti nella poesia di lingua tedesca, Liguori Editore 2003


    1 commenti a questo articolo

    Uwe Kolbe
    2009-11-03 16:18:47|di Giovanni Catalano

    Grazie Maria, ho trovato molto interessanti questi testi. I temi che hanno fatto grande la poesia di Kolbe, il lavoro sulle potenzialità espressive del linguaggio, la polemica sull’idea di progresso, sono in fondo i classici temi della Poesia di sempre.

    Un caro saluto, Giovanni


    http://www.giovannicatalano.it

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