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    Milan Poetry Slam: cronaca su IO DONNA e sul CORRIERE DELLA SERA

    postato il 2009-07-10 16:40:37
    da


    Poetry Slam: buona la prima

    Pubblico scatenato a Milano: con i giovani (e coraggiosi) poeti è andato in scena un modo inedito di divertirsi

    Diciamolo subito: è stato un successo. Il primo Poetry Slam by Io donna, organizzato dal nostro giornale il 24 giugno scorso al teatro No’hma a Milano ha, tanto per cominciare, attirato centinaia di spettatori. Incuriositi dalla particolarità della gara, giovani poeti che si sfidano a suon di versi. Sul palco del delizioso teatro dedicato a Teresa Pomodoro, ne sono saliti 12, tutti con tre minuti a disposizione per declamare un componimento a tema. L’argomento scelto? Milano, metropoli che non passa un momento proprio poetico. I ragazzi non si sono tirati indietro e ne è risultato il quadro a più voci di una città frenetica e romantica, luogo dell’eccellenza, avvinghiata alla paura di crescere ma proiettata verso il futuro nella visione di grandi architetti, il cambiamento (ancora) sottopelle. «La poesia non può cambiare il mondo, con le poesie, con le canzoni, non si fanno rivoluzioni.

    Ma non c’è stata rivoluzione o cambiamento senza una canzone o una poesia. Perché non si possono sognare sogni nuovi con parole vecchie» dice Lello Voce, Maestro di Cerimonie della serata. Lello Voce, poeta e artefice dei Cantieri internazionali di poesia di Monfalcone, alle spalle collaborazioni con artisti e musicisti come Nanni Balestrini, Jovanotti e Paolo Fresu è stato il primo a introdurre il Poetry Slam in Italia ed è il più noto EmCee italiano, il “presentatore” che tiene in mano lo spettacolo. Ha avviato la competizione leggendo al pubblico una sua poesia: «In gergo si chiama “Sacrifice”: su questi versi (incidentalmente miei) si testa la giuria. Dovete applaudire se vi piace e fare buuuu se invece vi fa... be’ non vi piace. Proviamo...».

    Il pubblico, al primo assaggio un po’ restio, si scalda, gli applausi fioccano e i fischi pure. Non è facile uscire dalla compostezza soporifera che di solito accompagna i reading: qui il coinvolgimento rumoroso del pubblico, il suo applaudire o fischiare, attesta se la poesia è arrivata o no a destinazione, se ha colpito il cuore prima del cervello, in un botta e risposta che è fisico più che razionale. «Dissentire, fischiare, reagire, come avviene nello slam, significa prendersi una responsabilità, non essere passivi, ma partecipare, insieme al poeta, a discutere sulla verità e l’efficacia delle sue parole» precisa Lello Voce. Sfilano i poeti, (Dome Bulfaro, Tiziana Cera Rosco, Chiara Daino, Francesca Genti, Andrea Inglese, Giovanna Marmo, Luigi Nacci, Adriano Padua, Stefano Raspini, Claudio Recalcati, Sparajurji Lab, Elisa Alicudi), a costruire verso dopo verso una specie di Grand Tour in versi, la città vista con gli occhi di chi ci vive e di chi viene da fuori. Solo la loro voce: niente musica nè costumi. Molto si gioca nell’interpretazione: alcuni versi, che scritti non avrebbero lo stesso effetto, arrivano come una fucilata al duo mente-cuore, sparati dal cecchino che li ha composti. Il pubblico ora è caldo, l’adrenalinica Chiara Daino, esile biondina di Genova, mitraglia una poesia che infila sottopelle la frenesia spesso vuota di Milano.

    Le fa da contraltare Tiziana Cera Rosco, più romantica, sognatrice. In sala ci sono cinque sedie rosse: ci si accomodano i giurati sorteggiati a inizio gara. «Ma il pubblico può fare lobby, può tentare di influenzare la giuria». I milanesi non si fanno pregare, il dissenso parte anche contro i giurati che hanno votato “male”, troppo o troppo poco. Il direttore Fiorenza Vallino è tra i più scatenati “influenzatori” di giuria, se non è d’accordo, si fa sentire (come sempre, del resto). L’arrivo sul palco di Stefano Raspini, che getta il microfono a terra, si inginocchia e recita le sue “Silvio” e “Veronica”, scatena l’entusiasmo anche di chi non è d’accordo sul contenuto. Dopo arriva Luigi Nacci; con la sua “Avrai poche cose, ma quelle le avrai” mette i brividi, dopo la gara c’era gente che cercava di citarne a memoria i versi. Fine della manche, cambio di giuria. Seconda manche, i poeti rimasti sono cinque. Adriano Padua, da Ragusa, arrotola la cadenza siciliana in un complimento stile Zelig al teatro che ci ospita «Meglio dei circoli Arci, qua lo sciacquone funziona» e si produce in una poesia dove i muri dritti della città sfumano nelle piste di coca. Alla fine della seconda manche, il conteggio finale dei voti: vince Luigi Nacci di Trieste. Applausi a catinelle, anche da chi aveva puntato su altri. Tutto è andato per il meglio. «Si è creata la giusta alchimia, il pubblico ha partecipato con convinzione ». Il risultato è stato l’incrocio equilibrato di partecipazione popolare e strumento “alto”. Quell’obiettivo un po’ utopico che sempre si vorrebbe raggiungere quando si parla di cultura. Alla prossima.

    Maria Grazia Ligato, "Corriere della Sera", 9 luglio 2009


    (e su "Io Donna")



    2 commenti a questo articolo

    Milan Poetry Slam: cronaca su IO DONNA e sul CORRIERE DELLA SERA
    2009-07-22 10:39:05|di Lisa
    Grande Gigi! Però si può leggere da qualche parte tutta "Avrai poche cose..."? E poi, so che ce n’era già stato uno nel 2007 a Monfalcone, ma a quando un altro Slam in FVG?

    Milan Poetry Slam: cronaca su IO DONNA e sul CORRIERE DELLA SERA
    2009-07-11 19:21:13|
    Il servizio è uscito su IO DONNA dell’11 luglio

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