AbsolutePoetry

Il programma di Absolute Poetry 2009
Absolute [YOUNG] Poetry 2009 & [Udine traduce]
Udine/Monfalcone, 5-10 ottobre 2009


[Blog]

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    Monfalcone - Udine, 5 - 10 ottobre
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    Il programma di Absolute Poetry 2008

    CANTIERI INTERNAZIONALI
    DI POESIA
    DI MONFALCONE
    3 -7 GIUGNO 2008
    Il programma di Absolute Poetry 2007
    Il programma di Absolute Poetry 2007
    FM 87 - Speciale Poesia.
    I video e le interviste da AbsolutePoetry2005
    Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock di T. Stearns Eliot.
    riscrittura Silvia Molesini da traduzione Roberto Sanesi
    postato il 2008-04-23 09:23:09
    da Silvia Molesini

    Noi via
    all’imbrunita sopra blu
    anestesia di coricato,
    vieni sui vicoli vuoti
    in sottovoci di ospizi
    di bianche ore ospiti squattrinati
    in di resti e trucioli ricche bettole;
    vie a ripetersi come noia dialettica
    subdole, intente
    a portarti quesiti pesi…
    Senti, non dire quali,
    solo vieni a vedere.

    Cincischiano le signore al piano,
    hanno opinioni sullo scultore italiano.

    Una bruma di stoppa addossata alla finestra
    un fiato di zolfo striscia-testina alla finestra
    leccarono i cantoni delle otto
    tentennarono sui canali di scarico
    presero su sé fiocchi caliginosi discendenti
    glissarono il balcone, un salto secco
    e data tenera bruna vendemmia
    si attorcigliarono domestici e muti.

    Certo verrà l’ora
    del fiato sulfureo sciatore per vicoli
    addossato alla finestra;
    verrà l’ora, verrà ora
    per la costruzione del ghigno per i ghigni di altri;
    verrà l’ora di ammazzare e dare vita,
    e l’ora di ogni fatto e il momento del gesto
    (lui alza e ti getta la questione nella broda);
    l’ora tua, mia,
    l’ora incerta,
    per le molte viste e riviste,
    e poi il caffè col biscotto.

    Cincischiano le signore al piano,
    hanno opinioni sullo scultore italiano.

    Certo che verrà l’ora
    per domandarsi "permesso? È permesso?"
    l’ora di voltarsi e andare giù,
    stempiati.
    E tutti a farti notare che cadono.
    Abbigliata a giorno, la camicia inamidata,
    un foulard in filo di scozia, per gancio un particolare bijou,
    e tutti a dirla dimagrita.
    Mi sarà permesso
    rompere tutto?
    Quel momento ha l’ora
    dove si scelgono e rettificano le cose cangianti.

    Che so tutto, già tutto:
    so delle venti, delle sei e delle sedici
    che scavavo il tempo con piccole cucchiaie;
    so i toni appassiti in mortifera progressione
    che melodie dell’altro capo macerano.
    Cosa perdo?
    So di ogni sguardo, di ciascuno
    sguardo bloccato a chiedere cose solite
    che solitamente mi collezionano sul libro
    ed io fissata sul libro che provo a muovermi
    da dove iniziare
    a gettar via le cicche della mia sbobba quotidiana ?
    Come faccio?
    E so delle mani, di ognuna
    mano inanellata diafana oscena
    e sotto un’altra luce reticolato di vene.
    Sarà quel sentore sensuale
    a farmi perdere il segno?
    Mani mosse sul piano, mani inguantate.
    Mi sono persa qualcosa?
    Che fare?

    Cincischiano le signore al piano,
    hanno opinioni sullo scultore italiano.

    Ammetterò di aver percorso l’imbrunire nei vicoli
    e visto le sigarette scomparire
    con signori soli che guardano dal davanzale?

    Io potevo avere unghie affilate
    a graffiare fondali sotto acque immobili.

    Cincischiano le signore al piano,
    hanno opinioni sullo scultore italiano.

    E la quattro, alle otto, sono incanti sonnolenti
    stirati tra i medi
    dormono, fanés, molières,
    distesi con noi sul parquet.
    Come, davanti alla pasticceria fine,
    potenziare la rottura?
    Che lacrimai affamata e lacrimai pia,
    che pòrti la testa sfoltita
    adagiata sul piatto
    non significa ch’io predichi, non conta;
    sussulta il quarto d’ora di grandeur
    ed il servo divino ha la mia giacca e se la ride
    insomma, da brivido.

    Ma, e perché no, adesso,
    all’indomani delle merende
    e dei discorsi di ceramica
    noi due, perché non
    parlare rilassati,
    zippare il mondo a gnocco
    rollarlo sugli asfissianti perché,
    asserire " Resuscito, ero di là,
    adesso vi spiego, vi spiego."
    Metti che lo fa accomodare come si deve
    e gli dice " non sono mie queste parole.
    Dissento."
    Ma perché no, adesso,
    non si poteva
    fatti fine e campo e via bagnata
    fatti i libri, le terrine, i vestiti da sera,
    questo ed altro?
    Non ho parole per rendere l’idea.
    Fammi i raggi alle reti neurali:
    vedi che si
    se lui sedutosi bene o senza giacca
    e dalla parte del vetro aggiungesse:
    " Io non ho detto questo.
    Dissento. "

    Cincischiano le signore al piano,
    hanno opinioni sullo scultore italiano.

    Toglimi i panni dell’eroe pazzo, mica sono io;
    io sono leggerina, quella
    buona per la piazza, buona per la claque,
    la menestrella; il flauto dolce
    simpatico e gentile
    temperato e preciso;
    saggio e tonto un poco;
    ecco, un Rigoletto.
    Il de sire clown.

    Vecia, son vecia.
    Me metarò el grembial.

    Farò un bel chignon? Addenterò ancora mele acerbe?
    Metterò una cotonina a fiori e farò il lungolago.
    Ariel vociava lì ai suoi fratelli d’oro.

    Un tintinnare privato.

    Loro lontano sopra il lago mosso
    lisciano al lago le ciocche d’argento
    sbattute grosse equoree vele-zebre.

    Abbiamo passato troppo tempo in cabina
    coi pescatori bruni scappellati, a colori,
    poi qualcuno ci ha svegliate, e affoghiamo.

    ...................................................................................................................

    (su Nazione Indiana recentemente pubblicata la lettura che Eliot fa della sua originale)


    5 commenti a questo articolo

    Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock di T. Stearns Eliot.
    2009-10-18 18:00:55|
    si davvero... non centra niente

    Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock di T. Stearns Eliot.
    2008-07-17 13:51:28|
    io trovo che abbia capito molto dello spirito cangiante, appunto, di questo capolavoro. Con parole sue, ma così azzeccate.

    Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock di T. Stearns Eliot.
    2008-06-30 10:09:20|
    per questa ragione gli italiani sono i più somari al mondo!

    Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock di T. Stearns Eliot.
    2008-05-07 09:29:30|di lorenzo

    non è una traduzione è - dichiaratamente (cfr. sottotitolo al messaggio) - una "riscrittura", tra l’altro basata su una traduzione e non sull’originale. donc?

    lorenzo


    Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock di T. Stearns Eliot.
    2008-05-06 18:39:44|
    ma che cazzo di traduzione è?!?affidatevi a chi sa l’inglese,non ai traduttori online...

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